Che cosa è utile far sapere ai pazienti

I pazienti sottoposti alla radioterapia devono evitare l’esposizione prolungata ed eccessiva al sole (al mare preferire le passeggiate durante le ore più fresche e indossare un copricapo).

Ogni mese devono eseguire i controlli ematochimici, particolarmente importanti i valori dei globuli bianchi (conta neutrofili), piastrine e globuli rossi.

Soprattutto i valori delle piastrine sono rilevanti perché la chemioterapia in sé può provocare una moderata o severa piastrinopenia e spesso l’associazione con alcuni farmaci antiepilettici ad es. il Valproato contribuisce ad aumentare la piastrinopenia.

Bisogna ricordare che una piastrinopenia moderata non costituisce in sé un grave pericolo, basta solo rinviare la chemioterapia successiva ed evitare attività pericolose.
Anche in caso di diminuzione dei globuli bianchi non è quasi mai necessario ricorrere a granulochine a meno che i valori dei neutrofili siano inferiori a 500.

Il paziente con un buon performance status (indice di Karnofsky) può condurre una vita relativamente normale, pur con qualche difficoltà, compatibilmente con i deficit neurologici specifici riguardanti la sede del tumore (paresi agli arti, disturbi visivi, disturbi del linguaggio).

In una patologia in cui la guarigione dal punto di vista oncologico attualmente non è ancora possibile e in cui spesso l’aspettativa di vita è limitata, è doveroso dare molta importanza alla qualità della vita. Questo obiettivo si può raggiungere innanzitutto con un intervento chirurgico che cerchi per quanto possibile di salvaguardare le funzioni cerebrali più importanti mediante la localizzazione delle aree motorie, del linguaggio, visive, e la pianificazione di un intervento poco invasivo (neuronavigazione, chirurgia da sveglio). Successivamente si eseguono delle terapie adiuvanti domiciliari (in questo senso la chemioterapia somministrata per via orale rappresenta un mezzo molto efficace) oppure ambulatoriali o in regime di day-hospital.

Nei pazienti con localizzazioni profonde ritenute poco accessibili alla chirurgia e nei pazienti anziani e in cattive condizioni generali è preferibile eseguire una biopsia stereotassica per diagnosticare la lesione (eseguibile in anestesia locale) e sottoporre successivamente il paziente alle terapia adiuvanti (chemio e radioterapia)

Attualmente la terapia più moderna da ritenere standard nel glioblastoma è la radio-chemioterapia-concomitante in cui la somministrazione della chemioterapia con Temozolomide a basso dosaggio (75 mg/mq/day) inizia lo stesso giorno della radioterapia e prosegue per tutta la sua durata. Noi forniamo ai nostri pazienti il farmaco per la durata dell’intero trattamento e prendiamo direttamente accordi con il radioterapista perché la radioterapia stessa inizi entro 4-6 settimane dall’intervento chirurgico. Successivamente il protocollo prevede altri sei-dodici cicli di chemioterapia adiuvante con Temozolomide, numero che può eventualmente essere aumentato mediante valutazione dei singoli casi, in base alla risposta clinica e alla tollerabilità.
La diagnosi istologica comprende anche lo studio molecolare dello stato di metilazione del gene promotore dell’enzima MGMT e la ricerca della perdita di eterozigosità dei geni 1p 19q. E’ dimostrato che i pazienti con MGMT metilato sono più responsivi alla chemioterapia, mentre quelli con MGMT non metilato vanno incontro più precocemente a fenomeni di chemioresistenza e pertanto necessitano di regimi terapeutici alternativi, anche intensificati, nel tentativo di contrastare la riparazione del DNA tumorale da parte dell’enzima stesso.
Al momento della recidiva, in casi selezionati è possibile sottoporre i pazienti a un nuovo intervento chirurgico, con posizionamento di chemioterapico locale (Gliadel) nella cavità operatoria. Se un reintervento non è consigliabile, ma se comunque le condizioni cliniche del paziente lo consentono, si effettua una chemioterapia per via endovenosa con Fotoemustina. In alcuni casi si somministra Tamoxifene ad alte dosi per via orale (60-120 mg/die), farmaco più comunemente conosciuto per la sua attività antiestrogenica (adoperato come terapia adiuvante nelle neoplasie della mammella), che a dosaggio più elevato possiede capacità citostatiche.
Nuovi protocolli chemioterapici sono in corso di validazione anche nei gliomi di basso grado (soprattutto oligodendrogliomi) recidivi e/o asportati parzialmente in cui è possibile somministrare Temozolomide con lo schema a settimane alterne (one week on/one week off)
Trials clinici nei gliomi di alto grado recidivi con l’associazione di fotemustina e Bevacizumab (farmaco con proprietà antiangiogenetiche).

 

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